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sabato 11 agosto 2012

Padre Alex Zanotelli: Appello per l'acqua


LA VOCE DEL SIGNORE TUONA SULLE ACQUE …”
Così un’antica preghiera ebraica esaltava la presenza misteriosa di Dio anche sulle acque!(Salmo 29)

In questa torrida estate speravo proprio di darvi notizie rinfrescanti da Napoli sull’acqua.
Il 31 luglio infatti c’era stato annunciato che finalmente si sarebbe realizzato il grande sogno napoletano e cioè che finalmente ARIN spa (la società che gestisce l’acqua di Napoli) si trasformasse in un’Azienda Speciale(Acqua Bene Comune-Napoli). Il Consiglio Comunale aveva così votato il 26 ottobre 2011. Ma perché quel voto diventasse realtà giuridica bisognava che l’Arin andasse a firmare il passaggio davanti al notaio. Ma le pressioni , da parte di potentati economico-finanziari, sono state talmente forti da impedirlo. Tant ‘è che il 31 luglio c’è stata sì una firma dal notaio, ma a una “condizione” ,e cioè che entro il 15 novembre si faccia ‘un piano industriale e finanziario’ ,piano che non è stato elaborato dal novembre scorso! Il comitato dell’Acqua napoletano e campano, che dal 2004 ha lavorato con passione e ostinazione per questa trasformazione, dovrà ancora attendere prima di annunciare la buona notizia che Napoli è diventata la capitale dell’acqua pubblica. Con ansia attendiamo quel giorno!
Per fortuna che a consolarci è arrivata la decisione della Corte Costituzionale (20 luglio) che dichiarava l’illegittimità dell’articolo 4 della Finanziaria-bis 2011. Infatti quell’articolo disponeva la possibilità per gli enti locali di liberalizzare i servizi pubblici. “Non si esagera dicendo che questa è una sentenza storica- ha scritto S.Rodotà- perché in concreto denuncia ed elimina una clamorosa frode del legislatore.” E’ la prima volta che , con tale nettezza, è stato affermato il diritto dei cittadini a veder rispettato il referendum. Questa è una straordinaria vittoria per il popolo dell’Acqua! Per questo è legittima la reazione dei cittadini di ribellarsi ai tentativi di violare la legalità fissata dal Referendum. Per cui sosteniamo con forza la campagna di ‘Obbedienza civile’ al Referendum, lanciata dal Forum italiano dei movimenti dell’acqua, che invita i cittadini italiani ad autoridursi del 7% le bollette dell’acqua. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, questa campagna ne esce rafforzata e deve estendersi su tutto il territorio nazionale, ove questo è possibile (contattare i comitati provinciale e regionali).
Altrettanto impellente,per me, diventa ora portare in Corte Costituzionale la ventilata multiutility dal Nord da realizzarsi attraverso al fusione di tutte le spa multiutility esistenti :A2A, Iren, Hera- Acegas-Aps…formando un mostro finanziario che gestirebbe i servizi pubblici dal Nord Italia. Chi porterà questo sgorbio in Corte perché venga dichiarato non cosituzionale?
Altra bella notizia: il Consiglio di Stato si è pronunciato il 24 luglio sulla vicenda dell’Acea, l’azienda che gestisce l’acqua di Roma. Il sindaco di Roma Alemanno è deciso a vendere il 21% delle quote (il Comune di Roma ne detiene il 51%), il resto è in mano alla multinazionale Suez e a Caltagirone. I giudici del Consiglio di Stato hanno deciso che il sindaco non può farlo. Questo potrebbe segnare la sconfitta di Alemanno. E Roma potrebbe ottenere un’altra bella vittoria per ‘Madre Acqua’!
Abbiamo bisogno di tante vittorie locali per forzare i partiti e il governo Monti a rispettare seriamente il Referendum .Per questo dobbiamo portare questa spinta propulsiva anche in Unione Europea. E’ questo lo scopo della prima iniziativa legislativa dal basso per costringere il Parlamento Europeo a portare le risorse idriche fuori dalle logiche del mercato. L’occasione è offerta dall’ “Iniziativa dei cittadini europei”(ICE),uno strumento introdotto dal Trattato di Lisbona che assegna ai cittadini il diritto di proporre alla Commissione Euoropea atti legislativi sulle politiche di propria competenza. Per formulare la proposta sono necessarie un miline di firme in almeno sette paesi della UE .Per il momento la raccolta è aperta solo in forma cartacea.
Per informazioni sull’iniziativa www.righ2water.eu Per scaricare i moduli di raccolta firme:http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/attachments/Modulo_raccolta_firme_ICE.pdf
E’ una campagna importante questa in europa perché conosciamo l’enorme pressione delle multinazionali dell’acqua come vivendi, Suez,Coca-cola o Sepsi…..stanno facendo sul Parlamento Europeo.
Tocca a noi italiani che abbiamo vinto un Referendum sull’acqua a dare una mano forte perché questo impegno dilaghi anche in Europa.
Dobbiamo rimanere uniti! Solo rimanendo uniti possiamo vincere.
E la speranza rinasce dal basso!
Alex Zanotelli

Napoli,11 agosto 2012

mercoledì 18 gennaio 2012

GIÙ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA: IL MIO VOTO VA RISPETTATO

Il Comitato locale Acqua e Beni Comuni di Chieti invita i 25.000 cittadini (24.873 per il primo quesito; 25.124 per il secondo: ben oltre la metà degli elettori del capoluogo) che hanno votato Sì ai due referendum sull’acqua a prendere coscienza del fatto che quella eccezionale vittoria democratica rischia di essere vanificata per effetto delle cosiddette liberalizzazioni programmate dal Governo Monti. Nel caso dell’acqua “liberalizzare” significa regalare ai privati un bene comune in regime di monopolio di fatto.

In Abruzzo la gestione dell’acqua è oggi affidata a una legge regionale, assurdamente varata alla vigilia del referendum, senza aspettarne l’esito, e comunque mal costruita. Sulla base di quella legge Chieti, insieme a diversi altri Comuni della sua provincia e ad alcuni Comuni del Teramano, non può esprimere il proprio voto sulla gestione e programmazione del Servizio Idrico Integrato. Nell’assemblea dei sindaci (ASSI) della Provincia di Chieti il Comune di Chieti non ha potuto votare il Piano d’Ambito che programma gli investimenti sino al 2027 perché la SpA a capitale pubblico che gestisce il servizio nel territorio teatino, la SASI, non fornisce acqua al capoluogo. Ma il Comune di Chieti non ha voto neppure nell’ASSI di Pescara, perché è in un’altra provincia, benché sia il gestore del pescarese, l’ACA, a rifornirla! Gestione e investimenti condizionati per quasi trent’anni con un capoluogo di provincia nonché città tra le più popolate d’Abruzzo impossibilitata a far pesare le proprie scelte: ci si aspetterebbe una fiera protesta e invece nelle più recenti assemblee SASI (a Santa Maria Imbaro per il Chietino e a Pescara) il Comune di Chieti ha brillato per la sua assenza.

Chieti in compenso ha una positiva gestione in proprio dell’acqua, visto che l’amministrazione municipale ha mantenuto la proprietà delle reti, dopo un infausto e per fortuna breve periodo di affidamento all’ACA. Nel Comune di Chieti l’acqua viene fatturata agli utenti secondo tre fasce di consumo: 0,27 €/mc sino a 6 metri cubi al mese, 0,41 tra 6 e 14 mc/m, 0,57 oltre i 14 mc/m ai quali va aggiunto un euro di quota fissa per ogni mese di fatturazione. Una tariffa nettamente inferiore a quella applicata dal carrozzone pubblico ACA: 1,35 €/mc che dovrebbe diventare 1,30 con l’applicazione del referendum, togliendo il 7% di remunerazione fissa per il capitale investito. La gestione dell’acqua a Chieti avviene in condizioni di sostanziale pareggio economico. Questo vuol dire che l’ACA è sovradimensionata o comunque che ha costi eccessivi a carico degli utenti, ma come pensa di rimediare la politica? Non già, come sarebbe logico nell’interesse dei cittadini, abolire le SpA di gestione dell’acqua, troppo costose, ma al contrario chiede a Chieti di adeguare le tariffe pareggiandole a quelle dell’ACA! Nei prossimi mesi, i cittadini facciano attenzione, potrebbe arrivare in Consiglio comunale una delibera che, su richiesta del commissario dell’ATO abruzzese, se approvata, triplicherebbe i costi per gli utenti. Una delibera che invitiamo sin d’ora tutti i consiglieri comunali a bocciare senza mezzi termini, nel nome di una gestione corretta e senza sprechi dell’acqua e nell’interesse di tutti i cittadini.

Ultima questione, ma non certo per importanza: il 1 luglio 2010 il WWF, che è membro attivo del nostro Comitato, ha consegnato al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale una petizione, firmata da 1.134 cittadini di Chieti, con la quale si chiedeva di inserire nello Statuto Comunale il principio del “diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico”. Veniva chiesto inoltre il riconoscimento, nello Statuto, del servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, “in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va quindi attuata attraverso un Ente di diritto pubblico”. Lo stesso Statuto (art. 63 comma 2) prevede che ci sia un pronunciamento entro 2 mesi dalla consegna di una petizione popolare, ma di mesi ne sono passati già più di 18 senza che quella richiesta sia mai stata portata all’esame del Consiglio comunale, a dispetto dei ripetuti solleciti del WWF.

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